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ilvadiscaricaIl processo Ambiente Svenduto riparte a maggio. 47 gli imputati, tutti rinviati a giudizio (3 sono società che fanno capo alla famiglia Riva). C’è anche Nichi Vendola. Intanto emergono dati clamorosi sulle diossine a Taranto, mai resi noti.

– a far ripartire da zero il processo.

Si ricomincerà comunque il 17 maggio, a processo ci saranno Fabio e Nicola Riva, su cui pesano accuse gravissime, da associazione per delinquere a disastro ambientale, fino ad avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro.

Oltre a loro, sotto accusa tra gli altri anche dirigenti aziendali, dei ministeri, politici, l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola - che dovrà difendersi dall’accusa di pressioni sull'Arpa e sul direttore Giorgio Assennato – e il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, per abuso d’ufficio e per non aver tutelato a dovere i cittadini dall'inquinamento.

Tra gli altri nomi ormai noti, a processo anche l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e il responsabile relazioni esterne dell’Ilva Girolamo Archinà: avrebbero fatto pressioni su dirigerti provinciali all'Ambiente perché si aprisse una discarica.

Spuntano intanto alcuni dati sui livelli di diossine a Taranto, dati preoccupanti a fronte di un silenzio sostanziale delle istituzioni. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti non li ha resi noti, dicono dai Verdi, un fatto gravissimo.

“Il Ministro dell’Ambiente deve spiegare all’Italia intera, non solo ai tarantini, perché non ha reso pubblici i dati di rilevamento della diossina a Taranto effettuati con i deposimetri che hanno raggiunto valori drammaticamente eccezionali in modo particolare nel quartiere Tamburi”, scrive su Facebook il leader dei Verdi Angelo Bonelli, che lancia l'allarme anche sui social network.

I dati sono quelli aggiornati al periodo agosto 2013 - febbraio 2015 e raccolti nel quartiere Tamburi: hanno superato i 790 pg I-WHO/mq giorno nel novembre 2014 e oltre 210 pg I-WHO/mq giorno nel febbraio 2015. Valori superiori a tutti i valori del periodo 2008-2011 che avevano raggiunto un intervallo di diossine tra 0.57-45 pg WHO-TE.

Chiedo di sapere le ragioni per cui i dati di rilevamento delle diossine sui terreni attraverso i deposimetri, che è un obbligo dell’autorizzazione integrata ambientale, non sono stati resi pubblici e ancora oggi non lo sono. Perché il ministro dell’Ambiente non ha reso pubblici questi dati perché questo silenzio? La mia considerazione è che l'Italia non ha un ministro dell'Ambiente e che nessuno che ha le leve del comando si occupa di salvare Taranto e i tarantini”, conclude Bonelli.

(qui i documenti che racchiudono i dati)

Anna Tita Gallo

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