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Si torna a parlare del drammatico costo umano della produzione industriale di carne di pollo a buon mercato negli Stati Uniti. Continua la denuncia di Oxfam che di recente ha lanciato la campagna di protesta Live on the Line.

Ora l’associazione si schiera contro le condizioni di lavoro dei dipendenti che sono costretti a rimanere senza pause sulla loro postazione di lavoro. I capireparto negano la possibilità di fare una pausa e così ecco che i dipendenti sono obbligati ad indossare il pannolone.

Purtroppo siamo di nuovo di fronte ad una grave situazione di sfruttamento dei lavoratori finalizzata solamente al profitto. Il 9 maggio Oxfam ha pubblicato un nuovo rapporto in cui evidenzia la situazione lavorativa deplorevole degli operai di questo settore.

La carne di pollo è la più popolare negli Stati Uniti e l’industria che la produce continua a crescere ma gli operai che ne favoriscono lo sviluppo purtroppo non ricevono in cambio grandi benefici. Infatti secondo Oxfam guadagnano troppo poco, spesso si ammalano o sono vittime di infortuni e devono sopportare un clima di paura sul lavoro.

Sono quattro le aziende che controllano il mercato nel settore della produzione di carne di pollo negli Usa: Tyson Foods, Pilgrim’s, Perdue e Sanderson Farms. Secondo Oxfam dovrebbero introdurre un vero e proprio cambiamento per migliorare la situazione di lavoro dei propri operai negli stabilimenti di tutti gli Stati.

Le condizioni di lavoro degli operai sono diventate pericolose e denigranti. Si trovano a ridurre in modo rischioso per la loro salute il quantitativo di liquidi assunti perché sanno di non poter andare alla toilette. Il rischio riguarda ancora di più le donne, tenendo conto di situazioni come gravidanza, ciclo mestruale e maggiore esposizione alle infezioni.

Secondo Oxfam i capireparto negano le richieste di andare alla toilette perché distrarrebbero gli operai, a cui viene richiesto di lavorare molto velocemente e sotto pressione sulla linea di produzione senza mai perdere il ritmo. Ora l'associazione sta facendo pressione sulle aziende nella speranza che possano trattare meglio i propri dipendenti.

Tyson Foods ha risposto ad Oxfam direttamente su Facebook mettendo in luce le proprie preoccupazione su quelle che secondo l'azienda sono solo dichiarazioni anonime al momento prive di fondamento. Tyson Foods dice di voler verificare la situazione poiché non tollera che ai dipendenti vengano negate le pause.

Cosa possono fare le aziende

Oxfam chiede alle aziende coinvolte di intervenire per tutelare i propri dipendenti e per concedere loro le pause a cui hanno diritto. Secondo Oxfam le aziende devono:

1) Assicurarsi che su ogni linea di produzione ci sia un numero sufficiente di dipendenti in modo da prevedere sostituzioni durante le pause.

2) Impegnarsi a concedere ai dipendenti di fare una pausa per andare in bagno ogni volta che ne abbiano bisogno.

3) Rendere pubbliche le proprie politiche sull'argomento, fare delle verifiche pubbliche e rendere pubblici anche i risultati ottenuti.

#GiveThemABreak

Su Twitter Oxfam ha lanciato l'hashtag #GiveThemABreak per convincere le aziende a tutelare i diritti dei lavoratori e a dire stop allo sfruttamento.

Guarda i video della precedente campagna di Oxfam

Leggi qui il rapporto di Oxfam No Relief.

Marta Albè

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