Menu

granobioTutto è iniziato a San Paolo Di Civitate (Fg): dopo mesi dalle spedizioni del grano gli enti di controllo si accorgono che quel prodotto non è biologico.

Ma intanto 11 mila tonnellate di grano duro sono diventate semola e pasta, impossibile ritirarlo dal mercato. Questa truffa è stata oggetto della puntata di Report di ieri sera e si è scatenata immediatamente la bufera.

In particolare è in Romania che alcuni enti di certificazione italiani sono stati sospesi perché certificavano come biologici prodotti trattati con fitosanitari e pesticidi. Sulle tavole italiane finisce comunque grano coltivato soprattutto nei Paesi dell’Est: in 5 anni, 350 mila tonnellate di biologico fasullo.

Per Report, Bernardo Iovene si è finto un imprenditore con l’intenzione di utilizzare pesticidi e poi commercializzare prodotti a marchio “bio” per poter guadagnare di più. Non è una manovra complicata. La truffa in questione è stata architettata agendo su un numero di identificazione: dalla Puglia sono partite grosse quantità di grano verso tutta l’Europa (Italia compresa), spacciato per biologico.

E i certificatori? Innanzitutto c’è stato un ritardo, mentre quel grano finiva ai grandi mulini bio (De Matteis, De Vita,Grassi e Santacroce). Questi, a loro volta, hanno un ente certificatore ma il grano ha seguito il suo percorso, prima diventando semola, poi giungendo ai pastifici, quindi nei supermercati e sugli scaffali persino in Usa. Il prodotto è stato richiamato, ma era troppo tardi. E sotto i riflettori finiscono anche Esselunga e Coop, che cercano di prendere le distanze.

Da Federbio, il presidente Paolo Carnemolla commenta così:

Nella puntata di Report sono emerse le situazioni critiche che FederBio segnala da anni. In particolare l’assenza di coordinamento del sistema di certificazione da parte del ministero, come contestato anche dalla UE, come di una vigilanza efficace non meramente burocratica. Gli organismi di certificazione devono essere sgravati da inutili adempimenti formali per concentrare sempre più la loro attività sui controlli in azienda. Quanto emerso dalla trasmissione televisiva indica la necessità di prevedere nel Piano strategico nazionale il riconoscimento di un organismo interprofessionale chiamato a elaborare regole per mantenere l’integrità del settore e per delineare strategie per il suo sviluppo. Tutto questo considerato e per ridare efficacia e autorevolezza alla delega sul biologico chiediamo un incontro al Ministro Martina. FederBio, come sempre, è pronta per la riforma del sistema di certificazione che sia da modello in Europa. È necessario ripartire dalla tracciabilità e dal coordinamento efficace fra gli attori del sistema”.

Naturalmente, sul Web la polemica si è scatenata subito, su Twitter ha preso vita con il tag #bioillogico, che riprende il titolo della puntata.

Anna Tita Gallo

LEGGI anche:

Olio italiano, crolla la produzione: quadruplicano le frodi, oliere fuorilegge nei ristoranti

Al via la tracciabilita' elettronica per il biologico italiano

Frodi biologico: scoperto olio extravergine d'oliva bio con pesticidi

GreenBiz.it

Network