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enisannazzaroNel pomeriggio di oggi, attorno alle 15.40, una colonna densa di fumo nero ha annunciato l'esplosione all'impianto Est della raffineria Eni di Sannazzaro dÈ Burgondi (Pv). Prima lo scoppio, poi le fiamme, una provincia intera in allarme, mentre il fumo diventava visibile fino a Milano.

Sono, come spesso accade, i social network a restituire le prime testimonianze del disastro. Le immagini parlano chiaro. I cittadini dei comuni limitrofi all'impianto hanno ricevuto la raccomandazione di non uscire di casa, la nube nera e il fuoco hanno scatenato il panico in pochi secondo.

Si tratta di persone abituate a convivere con questo "mostro", intere famiglie che senza Eni non avrebbero un lavoro in questa zona e che si sono rassegnate a vedere tra le proprie finestre e le colline le alte torce della raffineria e le imponenti torri. È il prezzo da pagare per lavorare: come al solito, il ritornello è quello di chi si sente obbligato a scegliere tra disoccupazione e inquinamento, insicurezza e impianti che per sempre segnano il territorio nel quale vengono costruiti.

Le informazioni su come comportarsi, a quanto pare, non sono state tempestive come la popolazione locale avrebbe sperato; in realtà la protezione civile ed i vigili urbani si sono attivati prontamente in un porta a porta serrato. Ma la raffineria, ancora una volta, ha fatto paura e si parla dell'incidente più grave che in zona si ricordi.

Un tweet di Eni smentisce l'esplosione, sebbene in molti dichiarino di averla udita chiaramente.

I VdF annunciano già il raffreddamento dell'impianto, ma resta il consiglio di tenere le finestre chiuse.

Ma la domanda per tutti è la stessa: cosa c'è in quel fumo?

L'Arpa è accorsa sul posto per i controlli (ma sembra che solo da domattina inizieranno), il WWF ricorda che sostanze come l'idrogeno solforato usato nella lavorazione potrebbero rappresentare un danno serio; dalla Prefettura di Pavia un comunicato rende noto che l'incendio ha interessato un prodotto finito la cui nube non provocherebbe ricadute sul terreno.

L'Asl esclude danni per la salute. La causa dell'incendio invece sarebbe lo scoppio di una pompa di carburante che arriva proprio all'impianto Est, a bruciare sono i combustibili della torre Est 2, prodotto raffinato quindi meno pericoloso, anche se occorre attendere che si esaurisca e, con esso, le fiamme.

Nessun ferito grave, fortunatamente, soltanto 2 intossicati e qualche malore, con tutta probabilità dovuto al panico. Ma quando qualcosa va storto la raffineria fa paura e si rivela per ciò che è: un impianto dal notevole impatto su ambiente e salute, un impianto che dà lavoro in un momento storico di crisi e che per molti è stato una fonte di guadagno sicura, un impianto che però rappresenta fonti di energia del passato, emblema di paradigmi energetici da superare.

Anna Tita Gallo

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