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unilever rifiutiDopo la riduzione delle emissioni di Co2, il sostegno alla produzione di bioplastiche, la scelta di pallet sostenibili e le promesse di lotta alla deforestazione, Unilever annuncia il raggiungimento di un nuovo obiettivo: stop ai rifiuti pericolosi nelle discariche per il 75% delle proprie aziende europee.

Unilever ha annunciato che tutti i propri stablimenti europei e statunitensi hanno deciso di rispettare il protocollo Zero Waste per i rifiuti pericolosi, che mira a ridurre in modo significativo, rispetto al 2008 e entro il 2020, la quantità di materiali di scarto diretti ogni anno verso le discariche.

Nel 2010 soltanto 52 realtà aziendali avevano aderito all’Unilever Sustainable Living Plan, ma ora sono diventate 200. Unilever ha intenzione di portare avanti la sfida di ridurre i rifiuti alla fonte a cui aveva già dato inizio quattro anni fa e di potenziare il proprio impegno in proposito.

Missione compiuta? Per le grandi azienda raggiungere l’obiettivo Zero Waste entro il 2020, un'inseme di azioni che rientrano nel programma della Food and Drink Federation, sarebbe più semplice rispetto a quanto accade nelle piccole aziende.

Secondo Food Manufacture, gli esempi e i case-study più pubblicizzati al riguardo coinvolgono le multinazionali, con particolare riferimento proprio a Unilever e ad altre grandi realtà del settore alimentare, come McCain Foods. Unilever aveva raggiunto il primo traguardo Zero Waste già nel 2013, per quanto riguarda gli stablimenti di Inghilterra e Irlanda.

In effetti, sia le grandi che le piccole aziende possono aspirare all'obiettivo Rifiuti Zero, ma le realtà minori di solito non vengono sottoposte ad indagini e sondaggi e rimangono al di fuori dei canali di promozione della sostenibilità. Ridurre la quantità di rifiuti prodotti conviene ad aziende di ogni dimensione, visti i costi elevati che si legano al loro smaltimento.

Infine, per quanto riguarda il caso Unilever e più in generale, un approccio più ampio relativo alla gestione dei rifiuti delle multinazionali non dovrebbe basarsi soltanto sui materiali pericolosi, ma anche sugli imballaggi e sugli sversamenti di sostanze chimiche diretti agli scarichi e alle fognature.

La svolta “green” di Unilever prosegue, ma i dubbi rimangono.

Marta Albè

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