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immagineLa gestione dei rifiuti urbani paralizza l’Italia, imbrigliata in decreti mai attuati, divisa tra procedure di affidamento dirette, spesso in assenza dei requisiti, e di libero mercato, ma con tempi lunghi e a volte incompatibili con le urgenze.

Gli investimenti sono scoraggiati e il traguardo dell’economia circolare voluta dalla strategia Europa 2020 appare lontano. L’Antitrust annuncia l’inizio di un’indagine conoscitiva in merito.

Questo il messaggio del convegno ‘Il mercato della raccolta e del riciclo dei rifiuti urbani e assimilati: tra libertà d’impresa e diritti esclusivi’, organizzato da Assoambiente ieri 21 ottobre 2014 a Roma, presso la sede di Confindustria, attore di rilievo nella filiera dei rifiuti. Che, già nelle definizioni, appaiono confusi.

Il rifiuto urbano è infatti diverso da quello speciale solo per la sua origine, che deve essere domestica o riconducibile ad aree pubbliche. Ciò non toglie che possa essere pericoloso. Non solo: alcuni rifiuti sono ‘assimilati’ agli urbani, anche se di fatto non lo sono, e questo impedisce loro di essere differenziati e valorizzati.

Caos nel caos: “Decreti che definiscano l’assimilabilità a livello nazionale non ce ne sono – ha spiegato Paolo Dell’Anno, docente di Diritto Amministrativo dell’Università Bocconi - Il tutto è affidato ai Comuni, le cui leggi, però, sono valide su tutto il territorio nazionale”. E un imprenditore disposto a investire sul trattamento e la gestione dei rifiuti cosa deve fare? Probabilmente rinunciare.

A complicare le cose le procedure di affidamento della gestione, che, se da un lato dovrebbero procedere tramite gare di appalto, spesso vedono l’utilizzo di affidamenti diretti. Il sistema rifiuti dovrebbe presto passare all’Autorità per l’energia (Aeeg), settore che già vede applicate, almeno a valle, pratiche di gestione basate sul libero mercato, attualmente assenti in quello dei rifiuti nell’ottica di un monopolio, spesso mal gestito.

L’Italia è un paese povero di materie prime, un grande trasformatore (oggi in crisi) che deve importare tutto dall’estero, soprattutto in particolare da paesi extra europei. E il costo delle materie prime, contrariamente a quello che comunemente si pensa, è superiore al costo del lavoro, spesso additato come responsabile di un peso economico difficilmente gestibile soprattutto da una piccola o media impresa.

I rifiuti quindi rappresentano un’incredibile opportunità di crescita sostenibile, che il nostro paese ha la necessità di intercettare al più presto. Ma la filiera dei rifiuti è caotica, instabile e purtroppo minata da una considerevole percentuale di flussi illegali, gestiti in massima parte dalle ecomafie. Solo nel settore dei RAEE una stima di Ecodom ha segnalato, per esempio, come il 75 per cento dei rifiuti “scompaia dai radar”.

Nel frattempo la Corte Ue ha dichiarato inadempiente il nostro Paese per le discariche di Roma (Malagrotta, Colle Fagiolara, Cupinoro, Montecelio-Inviolata e Fosso Crepacuore) e per le 2 discariche del SubAto di Latina a Borgo Montello. E l’Antitrust ora segnala un forte sbilanciamento tra produttori, raccoglitori e riciclatori e annuncia l’inizio di un’indagine conoscitiva che promette sarà rapida.

Ma i piani risolutivi dove sono?

Roberta De Carolis

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