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rifiutisimbolaIn appena 5 anni l'Italia potrebbe ridurre di due terzi i rifiuti che oggi finiscono in discarica, raddoppiare la raccolta differenziata, aumentare il numero di impianti di compostaggio e di preparazione al riciclo e ridurre discariche e inceneritori. È quanto sostiene il rapporto “Waste End. Economia circolare, nuova frontiera del made in Italy”, realizzato da Symbola e Kinexia.

Costruire nuovi termovalorizzatori non serve. Per arrivare preparati al 2020, secondo gli autori del dossier, basterebbe puntare sulla riduzione dei rifiuti e sul riuso di materiali, ad esempio incentivando i prodotti alla spina, spingendo sulla sharing economy e cercando di contrastare l'obsolescenza programmata.

Ad incentivare questo processo virtuoso potrebbe essere anche l'introduzione di una tariffa sulla base della quantità effettiva di rifiuti prodotti.

Il risultato? Sarebbe sotto gli occhi di tutti, con più materia prima seconda recuperata per la manifattura, una minore quantità di risorse consumate, meno emissioni e un aumento del numero di occupati. Solo per il ciclo di gestione dei rifiuti si parlerebbe di 22mila lavoratori.

L'obiettivo 'rifiuti zero' – spiega il presidente della Fondazione Symbola Ermete Realacci - non è solo un orizzonte culturale, ma una possibilità tecnologica in grado di dare forza e competitività alla nostra economia. La seconda manifattura d'Europa, la meccanica più competitiva del mondo dopo quella tedesca”.

I NUMERI – Il principio ispiratore è appunto quello dell'economia circolare che non vada direttamente dalla materia al prodotto al suo smaltimento, ma che passi per la 'rigenerazione' con un sistema più efficiente nell'uso di risorse basato su quelle rinnovabili.

Gli obiettivi di Waste End al 2020 sono:

  • ridurre di due terzi i rifiuti avviati in discarica (dal 38% al 12% del totale);

  • raddoppiare la raccolta differenziata (dal 43% all'82%);

  • tagliare il rifiuto urbano residuo indifferenziato ad un terzo (dal 57% al 18%);

  • più che dimezzare l'incenerimento (dal 17% al 7%).

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Per l'industria, ciò si tradurrebbe nel raddoppio della preparazione al riciclo, passando da 12 milioni di tonnellate attuali a 24 e nel raddoppio del recupero di materia nei processi industriali dall'attuale 24% dei rifiuti al 48,5%. Potrebbe quasi triplicarsi il recupero per usi agronomici, passando dal 13% al 30%, mentre il recupero per usi energetici dal 19% attuale scenderebbe al 14%, favorendo soluzioni meno inquinanti e più innovative.

NUOVE IMPRESE E NUOVA OCCUPAZIONE – Solo nel ciclo di gestione dei rifiuti si avrebbero circa 22.000 occupati in più (+37%), grazie alla crescita nei settori a più alta intensità di lavoro, ovvero raccolta e preparazione al riciclo. Nel settore del riutilizzo, invece, ci sarebbero fino a 10.500 nuovi occupati mentre lo sviluppo del riciclo darebbe luogo a una crescita di 12.000 occupati rispetto alla situazione attuale.

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Per quanto riguarda il valore della produzione nell'industria di preparazione, si passerebbe da 1,6 miliardi attuali a 2,9 miliardi. E anche la manifattura riceverebbe una potente spinta dalla sistematica disponibilità di materia prima seconda con un risparmio fino a 19 milioni di tonnellate di CO2.

“In Italia è necessario un cambio di paradigma nella gestione dei rifiuti, che parta dal presupposto del 'rifiuto come risorsa', secondo un processo chiuso e non aperto in linea con il concetto di economia circolare” ha dichiaratp Pietro Colucci, Presidente e a.d. di Kinexia. “Occorre contestualmente concepire un nuovo modello industriale di gestione che metta al centro del sistema il recupero di materie anziché lo smaltimento, che aumenti la raccolta differenziata con sistemi capillari, che sappia valorizzare le nuove tecnologie di produzione di energia da digestione anaerobica dei rifiuti organici o altri sistemi senza emissioni, che crei flussi di compensazione tra le aree del Paese ancora in emergenza per carenze infrastrutturali verdi, e quelle in over-capacity impiantistica. Lo scenario tendenziale a dieci anni potrebbe essere la fine dei termovalorizzatori come soluzione primaria allo smaltimento e la decisa riduzione delle discariche, che saranno destinate ai soli scarti non recuperabili, ispirato proprio alla logica del “zero waste.”

Per il rapporto integrale, clicca qui

Francesca Mancuso

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