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La plastica è una delle cause di inquinamento di cui sembriamo non riuscire a liberarci, basti pensare al problema dei sacchetti illegali o alle conseguenze per la fauna marina che si imbatte nei rifiuti gettati in acqua dall’uomo. Senza contare il denaro sporco che le ecomafie ricavano dagli illeciti compiuti proprio sfruttando il settore dei rifiuti. E se la plastica si potesse trasformare subito in carburante o altri prodotti? Ci hanno pensato alcuni scienziati, che hanno pubblicato lo studio “Efficient and selective degradation of polyethylenes into liquid fuels and waxes under mild conditions”.

I sacchetti di plastica finiscono spesso direttamente in discarica, la maggior parte delle volte li utilizziamo soltanto una volta o magari vengono gettati senza scrupoli e senza pensare a quanto tempo impiegano per decomporsi.

Recentemente unocon protagonista l’attore Fortunato Cerlino (Gomorra) rimarcava ancora una volta che tutti dobbiamo contribuire a segnalare la presenza di sacchetti illegali. Ma le raccomandazioni sembrano non bastare mai.

Un team composto da scienziati della Chinese Academy of Sciences e della University of California ha sviluppato un processo che non solo degrada la plastica ma la trasforma in carburante.

Tutto ruota attorno al polietilene. Ogni anno ne produciamo 100 mld di tonnellate. Per far sì che si decomponga dovrebbe essere sottoposto ad una lavorazione termica, ma non sempre si tratta di un processo efficiente. Gli scienziati in questione hanno creato invece un nuovo prodotto del tutto utilizzabile, grazie ad un processo che decompone il polietilene in composti come il butano e la cera, che poi si possono utilizzare per creare plastica ma anche carburante diesel. Sostanzialmente, vengono separate le sostanze presenti in oggetti come i sacchetti di plastica o le bottigliette e poi si riutilizzano quelle componenti primarie.

plasticarburante

Non si tratta ancora di un processo applicabile a livello industriale, anche perché gli scienziati lo descrivono come assolutamente economico, quasi privo di costi, ma viene impiegato al momento l’iridio, che in quantità elevate diventa invece un costo rilevante. Si stanno però cercando altre soluzioni e regna l’ottimismo.

Anna Tita Gallo

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