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centrale nucleare deposito rifiutiCome gestire i rifiuti nucleari in Italia? Sogin lo scorso marzo aveva annunciato la nascita di un Osservatorio per la Chiusura del Ciclo Nucleare per la bonifica dei siti nucleari e la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Ora si prevede che lo smaltimento delle scorie radioattive italiane avrà inizio entro il 2021, con particolare riferimento all’ex centrale di Borgo Sabotino, nei pressi di Latina.

Nella giornata di ieri, lunedì 14 aprile, l’ex centrale nucleare di Latina ha ricevuto la visita di una delegazione parlamentare della Commissione Ambiente e Attività Produttive di Camera e Senato, alla presenza di Riccardo Casale, amministratore delegato di Sogin, la Società di Stato che si occupa del decommissioning degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi.

Il decommissioning include le procedure di smantellamento di una centrale atomica, con particolare riferimento ad interventi di manutenzione degli impianti e alla messa in sicurezza delle scorie. Sogin si occuperà di tale processo e si dichiara pronta ad operare con la massima trasparenza, per tutelare l’ambiente e i cittadini.

Sogin ha illustrato alla delegazione parlamentare il programma delle attività di smantellamento della centrale laziale, che richiederà l’impiego di tecnologie innovative. Da non sottovalutare è il valore economico dello smaltimento delle scorie. Come ha spiegato Stefano Leoni, Presidente dell’Osservatorio:

“Per l’ONU il decommissioning del nucleare è considerato green economy e per il nostro paese significherebbe un investimento di circa 2,5 miliardi di euro”. Il nostro Paese avrebbe raggiunto un vero e proprio livello di eccellenza nelle operazioni di decommissioning. Il trasferimento dei rifiuti dall’ex centrale di Borgo Sabotino in un sito sicuro dovrebbe avvenire entro i prossimi 7 anni.

La realizzazione di un deposito nazionale, la cui costruzione dovrebbe iniziare fra 5 o 6 anni, viene descritta come una vera e propria esigenza per il Paese. Dovrà rappresentare un’infrastruttura ambientale, e non nucleare, che sia in grado di raccogliere i rifiuti radioattivi per i prossimi 200-300 anni. Prima di dare il via ai lavori serviranno verifiche, indagini sui siti candidati e avvio delle campagne informative e di autorizzazione.

Quali saranno le aree italiane idonee ad accogliere il deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi? Siamo ancora in attesa di conoscere i criteri per la valutazione delle zone più adatte. L’Ispra sta mettendo a punto in proposito una Carta Nazionale e renderà noti maggiori dettagli tra poche settimane. La pubblicazione del documento è prevista per il mese di maggio.

All’estero i depositi per i rifiuti radioattivi sono gia presenti. Li troviamo, ad esempio, in Spagna, Francia e Svezia. La costruzione dei depositi per i rifiuti radioattivi viene considerata un’opportunità di crescita non soltanto economica, ma anche per la popolazione locale. Come ha ricordato Casale, per l’area prescelta sarà stabilito un indennizzo, cioè una sorta di canone d’affitto per l’occupazione del suolo.

Inoltre, è prevista la realizzazione di un Parco Tecnologico con eccellenze scientifiche. Ciò che conta di più è comunque che lo smantellamento delle ex centrali nucleari avvenga nella massima sicurezza e garantisca la completa tutela dell’ambiente e dei cittadini. La speranza è che l’Osservatorio possa contribuire ad individuare soluzioni concrete alla situazione precaria ed incerta della gestione dei rifiuti radioattivi in Italia.

Marta Albè

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