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immagineIl destino della Costa Concordia è stato deciso: il consiglio dei ministri ha scelto, in via definitiva, di trasportare il relitto fino a Genova , dove verrà effettuato lo smaltimento. La partenza dall'isola del Giglio è prevista per il 20 luglio.

Come fa sapere Costa Crociere, con il via libera al rimorchio del relitto della Concordia a Genova, gli oltre 350 tecnici di Titan Micoperi, impegnati senza sosta nelle operazioni di rimozione, possono ora procedere speditamente alla conclusione delle operazioni preparatorie al rigalleggiamento del relitto, atteso tra 2 settimane.

"L'approvazione da parte del consiglio dei ministri del progetto per il trasferimento del relitto della Concordia a Genova, per il successivo avvio a smaltimento e riciclo, ci consente ora di vedere sempre più vicino il compimento di quell'impegno che la compagnia ha assunto due anni e mezzo fa: rimuovere il relitto della Concordia dall'Isola del Giglio il prima possibile e in sicurezza", afferma Michael Thamm, amministratore delegato di Costa Crociere.

Ma Legambiente e Greenpeace promettono di essere vigili.

"Abbiamo deciso di attrezzare un'imbarcazione comune con la quale seguiremo il convoglio che rimorchierà la Costa Concordia dal Giglio a Genova. Il nostro obiettivo è vigilare affinché le operazioni di trasferimento del relitto avvengano in modo sicuro e senza rischi per l'ambiente".

Le due associazioni hanno annunciato che seguiranno via mare le operazioni a bordo di una delle imbarcazioni della Fondazione Exodus di Don Antonio Mazzi che nella sua sede all'Isola d'Elba propone programmi educativi rivolti a ragazzi in difficoltà:

"Verificheremo che non avvengano rilasci di sostanze inquinanti durante il trasporto. Nei serbatoi della nave si trova ancora una grande quantità di idrocarburi e altre sostanze dannose in grado di minacciare l'ecosistema marino.

La vicenda della Concordia – sottolineano le due associazioni - non si chiude comunque con la rimozione e lo smantellamento del relitto. Dai prossimi giorni lavoreremo per pretendere dalla società il ripristino dello stato dei fondali del Giglio, la bonifica delle opere, la rimozione del cantiere e soprattutto il risarcimento del danno ambientale.

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