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scarti essiccati per bioprodottiAlla quinta edizione di BioEnergy Italy, il salone delle tecnologie per le rinnovabili in programma fino al 27 febbraio presso CremonaFiere, si parla anche di chimica verde e del mercato dei bioprodotti: un settore in netta crescita, che nel 2020 dovrebbe valere 40 miliardi di euro nell'area dell'Unione europea.

Secondo quanto emerso nel corso della prima Food Waste Management Conference, tenutasi a Cremona nell'ambito di BioEnergy Italy, in Europa, nei prossimi anni sette anni, si prevedono investimenti nell'innovazione per la bioeconomia per un valore complessivo di 2 miliardi di euro. La Germania, ad esempio, ha stanziato un budget di 2,4 miliardi di euro in 5 anni e programmi analoghi stanno partendo in Svezia, Belgio, Norvegia e Danimarca.

La chimica verde è il settore più innovativo della bioeconomia e rappresenta una grande sfida ecologica, in quanto utilizza materie prime rinnovabili di origine agricola per realizzare una nuova generazione di prodotti e composti chimici a basso impatto ambientale e sostenibili anche dal punto di vista della salute.

In particolare, l'Italia dispone ogni anno di un "tesoro" da 160 milioni di tonnellate di scarti agroalimentari, deiezioni animali e sottoprodotti agricoli che, attraverso particolari e innovativi processi di lavorazione, possono essere trasformati in "bioprodotti". E sono già numerose le eccellenze che il nostro Paese può vantare in questo ambito.

È il caso delle aziende che trasformano i residui industriali delle mele in carta e e pelle: se fino a pochi anni fa gli scarti della lavorazione delle mele venivano utilizzati solo per alimentare gli impianti a biogas, oggi sono impiegati per produrre, ad esempio, la "cartamela" per fazzolettini e rotoli da cucina, e la "pellemela" per le calzature e per i rivestimenti di divani.

Una delle realtà che si è mossa in questa direzione è la Frumat srl, un laboratorio di analisi chimiche di Bolzano che lavora gli scarti reperiti nelle numerose aziende melicole dell'Alto Adige, ma gli esempi di aziende interessate a produrre utilizzando scarti ottenuti dalla lavorazione industriale di alimenti sono in continuo aumento.

Un altro esempio virtuoso è rappresentato dal Polypla, un imballaggio ecocompatbile realizzato da materie prime naturali e biodegradabili, che viene impiegato dalla Blue Marine Service, una cooperativa di San Benedetto del Tronto (AP), per il mercato ittico della cittadina marchigiana, in sostituzione delle "tradizionali" e inquinanti cassette in polistirolo.

Dagli scarti agricoli e alimentari, infine, è possibile realizzare anche numerosi prodotti per la biocosmesi quali latte detergente, tonici, creme per viso e corpo e preparati per la detergenza. Il tutto all'insegna della sostenibilità e delle salute.

Lisa Vagnozzi

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