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immagineCon una quota di mercato già superiore al 3%, l'acquisto on-line di pneumatici è un fenomeno che crescerà nei prossimi anni. Ma, almeno fino a oggi, non è previsto che venga pagato il contributo ambientale, distorcendo la concorrenza, generando mancati introiti per l'erario e causando danni ambientali.

Queste le conseguenze della lacuna della normativa vigente, concepita quando ancora gli acquisti sul web erano marginali. Per questo Ermete Relacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera, aveva presentato un'interrogazione ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico.

Ai ministri interrogati chiedeva di intervenire con urgenza per imporre il pagamento del contributo ambientale anche sugli acquisti online di pneumatici venduti da soggetti commerciali con sede all'estero. E tutelare così l'ambiente e la concorrenza, combattendo al contempo l'elusione fiscale dell'Iva. Ora il Ministero dell'Ambiente ha espresso la sua posizione sulle modalità di applicazione del contributo. Ed Ecopneus plaude.

"La questione dell'applicazione del contributo ambientale sui pneumatici che giungono nel nostro Paese tramite vendite on-line effettuate da soggetti commerciali con sede all'estero è di grande importanza perché occorre evitare qualsiasi forma di evasione del contributo ambientale connessa con l'immissione di pneumatici nel mercato nazionale e le conseguenti forme di concorrenza sleale da parte di imprese straniere a danno di imprese italiane o estere ma con presenza commerciale in Italia", commenta Corbetta, Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus.

Solo in questo modo sarà possibile assicurare che tutti i flussi in entrata vengano registrati e finanzino, tramite contributo, la gestione del fuori uso. "Siamo convinti che queste iniziative vadano nella giusta direzione. Il merito di aver sollevato il problema va senz'altro all'On. Realacci e la soluzione prospettata dimostra che lo Stato Italiano è all'avanguardia nell'affrontare le sfide che la rivoluzione digitale sta portando nell'economia reale e nella vita quotidiana di imprese e cittadini", conclude Corbetta.

Come denunciato dalle associazioni di categoria e dai consorzi per la raccolta e il riciclo di pneumatici la vendita on-line di pneumatici da parte di soggetti con sede all'estero riguarda 2 milioni di pezzi, che corrispondono a circa 12 mila tonnellate di Pneumatici fuori uso (PFU).

"Il potenziale mancato versamento del contributo ambientale ammonterebbe quindi a circa 5 milioni di euro e a sua volta genera un mancato introito per l'Erario di circa 1 milione di euro, in ragione dell'Iva applicata al contributo stesso. Visto l'ingiusto vantaggio ottenuto sul prezzo, inoltre, i soggetti commerciali con sede all'estero fanno concorrenza sleale a produttori e importatori che applicano correttamente la legge e il contributo'', aveva spiegato lo scorso Giugno Realacci.

''Come se non bastasse - concludeva il Presidente della Commissione Ambiente - la raccolta e il trattamento di questi pneumatici non contabilizzati come immessi sul mercato, una volta giunti a fine vita, rappresenta un costo per la collettivita' stimabile in 5 milioni di euro. Tra le gravi conseguenze del fenomeno, infine, c'È anche il rischio di abbandono illegale degli PFU: in assenza del pagamento del contributo di smaltimento il gommista che monta i nuovi pneumatici non accetta il ritiro di quelli usati, che vengono spesso dispersi nell'ambiente''.

"Siamo molto soddisfatti della risposta ottenuta dal Ministero dell'Ambiente – ha detto Enrico Ambrogio, Presidente di EcoTyre – sull'annosa questione che affligge il mercato degli pneumatici da ormai troppo tempo: la possibilità da parte di quei soggetti commerciali con sede all'estero che, operando attraverso canali web, non pagano il contributo ambientale per lo smaltimento degli penumatici giunti a fine vita (PFU). Come se questi pneumatici non avessero lo stesso impatto ambientale rispetto a quelli venduti attraverso canali tradizionali".

LE TAPPE FONDAMENTALI - "Le tappe fondamentali di questa battaglia, portata avanti grazie all'autorevole contributo dell'On. Ermete Realacci, sono state le seguenti: il 20 marzo 2013 abbiamo scritto una lettera al Ministero dell'Ambiente il cui contenuto riguardava la problematica di cui sopra. Non avendo ricevuto risposta, abbiamo incontrato il Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati che ci ha fornito il suo pieno sostegno. In occasione della presentazione del nostro Annual Report lo scorso 14 giugno, infatti, l'On. Realacci è intervenuto in conferenza stampa ribadendo pubblicamente il suo impegno, che si è concretizzato qualche giorno dopo nell'interrogazione parlamentare presentata dall'Onorevole al Ministero dell'Ambiente, seguita da una serie di solleciti", continua il Presidente di EcoTyre.

"Il 29 gennaio scorso il Sottosegretario di Stato, Marco Flavio Cirillo, ha risposto all'interrogazione confermando così quella che era la nostra posizione. Ringraziamo, dunque, tutti coloro che ci hanno appoggiato, in particolare l'On. Realacci e il Ministero dell'Ambiente che – come specificato nella risposta – si coordinerà con le competenti autorità in ambito UE e con quelle nazionali, specie fiscali e doganali, considerato che il contributo ambientale concorre a formare base imponibile in dogana ai fini dazi e IVA. Un grazie,infine, ai nostri soci, oltre 250, che hanno appoggiato e sostenuto questo nostro percorso", conclude Ambrogio.

Roberta Ragni

GreenBiz.it

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