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rifiuti unepTredici miliardi di dollari ogni anno. Tanto costano all'ambiente i rifiuti di plastica che provocano danni pari a questa cifra. Una spesa che non accenna a diminuire secondo quanto emerso da due rapporti presentati in occasione della riunione inaugurale dell'Assemblea delle Nazioni Unite.

La contaminazione plastica minaccia la vita marina, il turismo, la pesca e le imprese”, sottolinea l'11° edizione dell'Year Book dell'Unep che riporta i dati aggiornati agli ultimi dieci anni e prevede misure di mitigazione.

Calcolando l'impatto finanziario negativo di problematiche legate all'ambiente marino o all'inquinamento atmosferico provocato dall'incenerimento di plastica, il rapporto rivela che il costo del capitale naturale globale nel settore dei beni di consumo ogni anno è di 75 miliardi di dollari.

Una grande quantità di rifiuti di plastica finisce ogni anno nell'oceano dal littering, dalle discariche mal gestite, dalle attività turistiche e dalla pesca. Parte di questo materiale finisce nei fondali dell'oceano, un'altra parte rimane a galleggiare percorrendo grandi distanze spinta dalle correnti oceaniche. Fino ad arrivare alle coste, dove i rifiuti si depositano trasformando le spiagge in discariche di plastica a cielo aperto.

I rapporti mostrano che la riduzione, il riciclaggio e la creazione di prodotti che utilizzano meno la plastica può garantire molteplici benefici nella green economy: dalla riduzione del danno economico a quello degli ecosistemi marini, delle industrie del turismo e della pesca, di vitale importanza per molti paesi in via di sviluppo, favorendo il risparmio e opportunità di innovazione per le imprese,ha detto Achim Steiner, Direttore Esecutivo dell'UNEP. “Le plastiche indubbiamente svolgono un ruolo cruciale nella vita moderna, ma l'impatto ambientale del modo in cui le usiamo non può essere ignorato”.

Tante le segnalazioni sui danni ambientali provocati dai rifiuti di plastica, come l'elevata mortalità o la malattia quando sono ingeriti dagli animali marini come le tartarughe, dai delfini e dalle balene per non parlare di quelli a ecosistemi delicati come le barriere coralline.

Altri timori riguardano la contaminazione chimica che provoca danni economici non indifferenti ai settori della pesca e del turismo. Dall'ultimo rapporto dell'Unep del 2011 a oggi, la preoccupazione è cresciuta per le microplastiche (le particelle fino a 5 mm di diametro, prodotte o create dalla disgregazione dei frammenti di plastica), ingerite dagli organismi marini.

Un problema emergente è il crescente utilizzo di microplastiche direttamente nei prodotti di consumo, come ad esempio le microsfere in dentifrici, gel e detergenti viso” spiega l'Unep. “Queste tendono a non essere filtrate durante il trattamento delle acque reflue, ma vengono rilasciate nei fiumi, nei laghi e poi nell'oceano.”

Mentre le aziende di beni di consumo attualmente risparmiano 4 miliardi dollari ogni anno con una buona gestione di plastica, come il riciclo, a scarseggiare è la divulgazione sugli usi corretti della plastica.

La ricerca svela la necessità per le aziende di prendere in considerazione la loro impronta di plastica, proprio come fanno per la CO2, l'acqua e le foreste,” ha aggiunto Andrew Russell, direttore del PDP, il Plastic Disclosure Project. “Con la misurazione, gestione e rendicontazione dell'uso e dello smaltimento plastica attraverso il PDP, le aziende possono ridurre i rischi, massimizzare le opportunitàs e diventare più efficaci e sostenibili”.

Francesca Mancuso

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