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sacchetti plastica 00001000 tonnellate di plastica non a norma, circa 100 milioni di sacchetti: è quanto sequestrato dalla Polizia locale di Milano nella zona di Chinatown, corrispondenti ad un giro d'affari di 15 milioni di euro.

Per 2 cinesi sono scattate multa e denuncia per distribuzione e vendita di prodotti mendaci, vendita di merce contraffatta e ricettazione. L’operazione segue di poche settimane la diffusione dei risultati della campagna di monitoraggio di Legambiente nel comparto della Gdo, effettuata tra fine novembre 2014 e le vacanze natalizie per valutare il rispetto della legge che ha messo al bando i sacchetti di plastica.

IL SEQUESTRO – L’Unità Antiabusivismo della Polizia locale ha sequestrato i sacchetti, importati e distribuiti illegalmente da una società con sede a Milano, la Fenice Srl, tutta merce non dichiarata all’Agenzia delle Entrate e all’Agenzia delle Dogane. Il sequestro è scattato dopo varie indagini nei mercati rionali per controllare se la normativa vigente sull’utilizzo dei sacchetti biodegradabili e compostabili fosse rispettata.

Individuati i venditori che utilizzavano shopper non ecologici, si è risaliti alla società in questione. Nei suoi magazzini – tra via Niccolini, via Carlo Farini, via Giusti, via Braccio da Montone, ma anche ad Assago – erano conservati 100 milioni di sacchetti di vari formati provenienti dalla Cina e senza né marchiatura né certificazione conforme alla normativa vigente.

SANZIONI – Due cinesi sono state multate per 50 mila euro e denunciate all’Autorità Giudiziaria per distribuzione e vendita di prodotti mendaci, vendita di merce contraffatta e ricettazione; dovranno anche farsi carico delle spese di smaltimento. Per chi utilizza i vecchi sacchetti le multe vanno da 2.500 a 25 mila euro, ma possono arrivare a 4 volte tanto se le quantità sono notevoli.

REAZIONI – “Il maxi sequestro di 100 milioni di sacchetti di plastica illegale fabbricati in Cina, compiuto dalle forze dell’ordine di Milano, è un’ottima notizia. La denuncia e la pesante multa sono un chiaro segnale a tutti i ‘furbetti’ della plastica illegale, che rischiano grosso se tentano di aggirare la legge spacciando vecchi sacchetti di plastica inquinante per bio shopper. La normativa pone l’Italia all’avanguardia in materia di riduzione dell’impatto ambientale dei sacchetti d’asporto, tanto da essere presa ad esempio da altri Paesi che sui temi ambientali sono per altri aspetti più avanzati. Al di fuori delle grandi catene commerciali, che si sono messe in regola subito, il resto del mercato, soprattutto la piccola distribuzione, commercializza troppo spesso sacchi fuori norma, perché allettati da fornitori disonesti. L’introduzione di pesanti sanzioni per la commercializzazione di sacchetti fuorilegge è stato il necessario completamento di un’ottima legge, perché sebbene i cittadini abbiano recepito favorevolmente il cambio di alcune abitudini, consapevoli dei benefici che ne derivano per l’ambiente, i troppi fornitori senza scrupoli vanno arginati con fermezza. Ci auguriamo che operazioni come quella compiuta dalla polizia di Milano si susseguano nel resto del Paese, perché ripulire il mercato dai sacchetti della vecchia plastica vuol dire difendere l’ambiente e la legalità, e tutelare la chimica verde italiana, settore dinamico e innovativo del Made in Italy”, sottolinea l’esponente di Green Italia Francesco Ferrante.

“Un quadro che conferma quello che da sempre sappiamo: il mercato degli shopper per la spesa è popolato di individui e organizzazioni i cui comportamenti possono avere effetti nocivi sull’ambiente e sull’intero sistema economico italiano. Importare sacchetti fuori legge, prodotti in mercati in cui non esistono controlli, dannosi per l’ambiente e rivenduti illegalmente significa infatti sottrarre risorse economiche al nostro Paese e impedire lo sviluppo di un settore – quello della bioeconomia – che crea posti di lavoro ed è al centro della politica europea ”, ha dichiarato Marco Versari, Presidente di Assobioplastiche.

Anna Tita Gallo

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