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kenya raee 450Sembra una catena di montaggio, ma invece che assemblare qui si smantella: succede in Kenya, dove sono tantissimi i lavoratori, con caschetto e mascherina, che smembrano computer e dispositivi elettronici per recuperarne tutte le parti, fino alla più piccola componente. E, facendo ciò, rimediano ai rischi ambientali che comporterebbe una superficie pari a 50 mln di metri cubi di spazzatura elettronica.

E-WASTE E INQUINAMENTO - Siamo alla East African Compliant Recycling, dove questi operai ogni giorno riciclano minerali, magneti, vecchi cavi. Ci sono pile di “torri”, spesso modelli per noi obsoleti con la fessura per inserire i floppy disk. La quantità di spazzatura elettronica generata a livello mondiale lo scorso anno riempirebbe 100 Empire State Building e supera i 6,8 kg pro capite (dati U.N. Environmental Program).

La maggior parte finisce in Paesi come Kenya e India, sotto forma di prodotti usati, e si trasforma spesso in sostanze inquinanti che si riversano nell’ambiente circostante, ad esempio perché viene semplicemente bruciata là dove si trova. Così, arsenico e mercurio in primis, si sprigionano in terre un tempo incontaminate. Riciclare con il tempo è diventato non solo un modo di tutelare difesa per l’ambiente ma anche un business.

LA SOLUZIONE IN KENYA – In Kenya si sta pensando ad una nuova legge ad hoc per regolare la gestione della cosiddetta “e-waste”, sia essa una batteria o un cavo. Ci sono associazioni attive su questo fronte, i prodotti elettronici spesso trovano una seconda vita in questi Paesi, come dimostrano progetti quali “PCs for Africa”, che invia nel continente africano i pc usati.

E ci sono aziende nate su misura. La East African Compliant Recycling ha iniziato ad operare a dicembre e ha già raccolto e venduto oltre 130 mila sterline di rifiuti elettronici. Il suo business si basa sulla vendita a Regno Unito, Cina, Hong Kong, grazie a macchinari che consentono di rintracciare dagli scarti terre rare e metalli. Le schede madre, ad esempio, contengono platino, oro e argento. Il presidente Uhuru Kenyatta a giugno ha firmato la normativa che impone di fatto che tutte le aziende che gestiscono e-waste rispettino standard internazionali. Si attende ora una legge ambientale con una regolamentazione dettagliata.

Tutto rose e fiori? No, non ancora. Non di rado si vedono donne e persino bambini nei pressi di discariche, intenti a cercare scarti di ogni tipo, per poi poterli rivendere, forse non del tutto consapevoli di quanto sia dannosa l’esposizione a certe sostanze contenute proprio nei dispositivi elettronici, rifiuto del mondo tecnologico che se ne sbarazza.

Anna Tita Gallo

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