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È necessario coinvolgere, con la massima trasparenza e condivisione, la cittadinanza, adottare soluzioni di altissimo livello tecnologico, cogliere le potenzialità proprie di una efficiente Green Economy anche in un settore molto complesso come quello della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, verso un Deposito Unico Nazionale. È quanto emerso durante il primo confronto tra politici, tecnici e ambientalisti durante il convegno “Messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Verso un Deposito Unico Nazionale”, presso la Società Geografica Italiana. A organizzarlo la Fondazione di Francesco Rutelli, Centro per un Futuro Sostenibile.

Si è partiti da un dato inequivocabile: l’Italia produce ogni anno 500 metri cubi di rifiuti radioattivi derivanti dalle attività medico ospedaliere, industriali e di ricerca. Se a questi aggiungiamo quelli prodotti dallo smantellamento dalle vecchie centrali nucleari, ad oggi il nostro Paese deve smaltirne in totale circa 75 mila metri cubi(a bassa e media entità). Come gestirli evitando gli errori di Scanzano Jonico?

"Nella fragile Italia, come gestire in sicurezza i rifiuti radioattivi? Importante il convegno a Roma, con tecnici, politici, ambientalisti, organizzato dal Centro per un Futuro Sostenibile: non solo le scorie delle vecchie centrali nucleari, ma quantitativi crescenti derivanti dalle cure mediche vanno trattati e sistemati in modo sicuro, e dopo un processo decisionale trasparente”, ha spiegato Rutelli.

Obiettivo del Deposito dovrà essere quello di mettere in totale sicurezza tutti i rifiuti radioattivi prodotti in Italia, compresi quelli provenienti dai lavori di decommissioning e quelli prodotti ogni giorno dalle attività di medico ospedaliere, industriali e di ricerca. Insieme al Deposito Nazionale dovrebbe essere realizzato il Parco Tecnologico: un centro di ricerca, aperto a collaborazioni internazionali, dove svolgere attività nel campo del decommissioning, della gestione dei rifiuti radioattivi e dello sviluppo sostenibile.

Riccardo Casale, AD della Sogin SpA, ha illustrato le ragioni che rendono il Deposito una struttura necessaria per l’Italia e sottolineato le modalità di partecipazione e massima trasparenza che Sogin adotta per arrivare ad una scelta condivisa con i territori. Fabio Chiaravalli, Direttore Sogin Deposito Nazionale e Parco Tecnologico, ha approfondito poi le specifiche progettuali con cui verrà realizzato il Deposito, che risponderà agli standard di massima sicurezza stabiliti a livello internazionale per la salute dei cittadini e l’ambiente.

Lamberto Matteocci, ISPRA, discutendo dei criteri contenuti nella Guida Tecnica ISPRA, ha sottolineato come il Deposito Unico sia un atto di tutela e rispetto per le future generazioni, in linea con i principi espressi dall’ IAEA (International Atomic Energy Association). Per ISPRA è intervenuto anche il geologo Alessandro Trigila, esperto di rischio idrogeologico, che ha messo in evidenza come la localizzazione dell’infrastruttura debba essere compatibile con le aree non esposte a dissesto idrogeologico (che rappresentano oltre l’8% del territorio italiano.

All’incontro presenti anche gli ambientalisti. Giuseppe Onufrio (Greenpeace), a proposito di coinvolgimento pubblico, ha sottolineato come l’unica moneta di scambio con il territorio non debba assolutamente essere la sicurezza; Stefano Ciafani (Legambiente) ha aggiunto che per aumentare la fiducia dei cittadini serve potenziare il sistema di controlli e comunicazione.

In rappresentanza degli enti locali è intervenuta Antonella Galdi, vice-segretario generale ANCI, ribadendo l’importanza di coinvolgere il territorio nella maniera più trasparente possibile. Tra i rappresentanti politici, Gianluca Abrignani (FI) ha affermato che il Deposito Unico non è un’opzione, ma una scelta obbligata; Gianni Pietro Girotto (MSC) ha precisato che la gestione dei rifiuti ad alta intensità e quelli a medio-bassa attività (quelli che saranno contenuti nel deposito unico) devono tenersi separate; Gianluca Susta (SC) confida nel ruolo dell’Unione Europea per la gestione dei rifiuti ad alta intensità in un deposito permanente comune a tutti i paesi Europei.

Infine, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, ha sottolineato come questo convegno costituisca un atto di alta trasparenza verso la popolazione, informa i cittadini e previene inutili allarmismi per approfondire e chiarire ogni dubbio sulla messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi.

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