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rifiuti speciali ispra 001Nel 2012 in Italia si è registrato un calo nella produzione di rifiuti speciali, anche se sono aumentati quelli pericolosi: lo afferma il Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2014 dell'ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, appena pubblicato online.

Il rapporto, giunto alla sua tredicesima edizione, è stato realizzato a partire dai dati comunicati dalle aziende attraverso i MUD (Modello unico di dichiarazione ambientale), secondo quanto previsto dalla normativa vigente, e riguarda il biennio 2011-2012. In questo arco di tempo, la produzione totale di rifiuti speciali ha fatto segnare una flessione del 2,1%, passando da 137,2 a 134,4 milioni di tonnellate.

Tuttavia, avverte l'ISPRA, il calo riguarda i soli rifiuti speciali non pericolosi, soprattutto i rifiuti da costruzione e demolizione, con una riduzione del 2,7% (pari a circa 3,5 milioni di tonnellate) rispetto al 2011. La produzione totale di rifiuti pericolosi (quasi 9,4 milioni di tonnellate), invece, ha registrato un aumento percentuale dell'8,1% (che corrisponde a 700 mila tonnellate).

Il 40% dei rifiuti pericolosi è ascrivibile al settore manifatturiero, in particolare alla fabbricazione di coke, di prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e di prodotti chimici e farmaceutici. Seguono le attività collegate al trattamento dei rifiuti e delle acque reflue (26,9%) e quelle relative al settore dei servizi, del commercio e dei trasporti (19,8%), che ha prodotto, tra l'altro, 1,2 milioni di tonnellate di veicoli fuoriuso.

Nel corso del 2012, i rifiuti speciali gestiti in Italia sono stati circa 136 milioni di tonnellate, a cui si devono aggiungere quasi 6 milioni di tonnellate di rifiuti speciali derivanti dal trattamento di rifiuti urbani. La forma di gestione prevalente è rappresentata dal recupero di materia, con il 62,1%. Il report segnala anche che, nel biennio in esame, lo smaltimento in discarica è diminuito del 15,9%.

I rifiuti non pericolosi avviati alle operazioni di recupero di materia sono stati circa 83 milioni di tonnellate: la forma più diffusa è stata il cosiddetto "recupero di sostanze inorganiche", con oltre 47 milioni di tonnellate recuperate, seguita dal "recupero dei metalli", con circa 16 milioni di tonnellate. In materia di smaltimento, la quantità di rifiuti non pericolosi gestita è ammontata a circa 26 milioni di tonnellate; lo smaltimento in discarica, con oltre 10 milioni di tonnellate, ha interessato il 40,2% del totale dei rifiuti speciali non pericolosi smaltiti.

Per quanto concerne i rifiuti pericolosi, invece, l'operazione più diffusa è stata il "riciclo/recupero dei metalli o composti metallici", con 546 mila tonnellate (pari al 29,1% del totale dei rifiuti pericolosi recuperati), seguita dal "riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche", con 301 mila tonnellate (il 16%) e da "riciclo/recupero di sostanze organiche", con 211 mila tonnellate (l'11,2%). Le operazioni di smaltimento hanno interessato 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi.

Riguardo al recupero energetico, 469 impianti industriali hanno utilizzato i rifiuti speciali come fonte di energia. Sono state 418 (22 in meno rispetto al 2011) le discariche li hanno smaltiti, mentre 90 impianti di incenerimento, localizzati soprattutto nel Nord Italia, hanno trattato questa tipologia di scarti.

Nel 2012 si è registrata una crescita del 4,6%, rispetto al 2011, della quantità totale di rifiuti speciali esportata all'estero (in tutto 4 milioni di tonnellate), in particolare verso la Germania. Si è invece mantenuta stabile nel biennio la quantità dei rifiuti speciali importata, per un quantitativo complessivo di 5,7 milioni di tonnellate, di cui circa 108 mila pericolosi.

Lisa Vagnozzi

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