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radioattivo 450Un capannone nella zona di Statte, a ridosso dell’Ilva di Taranto, ospita una distesa di contenitori radioattivi: 16.724 fusti, in un’area sotto sequestro da più di un decennio. Interviene il ministro dell’Ambiente, che parla di messa in sicurezza.

IL DEPOSITO – “Deposito” è una parola che non rende bene l’idea, visto che quello che resta dell’ormai fallita Cemerad è una bomba ecologica. Nel 1995 – riferiscono i media – la Forestale scopre questo capannone, frutto di illeciti, ma la bonifica non c’è mai stata. Il deposito è sotto sequestro preventivo con affidamento in custodia giudiziaria all'assessore all'Ecologia del comune di Statte. Oggi contiene 16.724 fusti, di cui 3.344 contenenti rifiuti radioattivi come materiale sanitario e filtri ex Ilva e 13.380 con rifiuti decaduti.

LA SOLUZIONE – A parlare di una possibile soluzione è stato il ministro Gian Luca Galletti al question time alla Camera. Lo stesso sindaco di Statte aveva parlato di una caratterizzazione in loco dei rifiuti, con la realizzazione di un secondo capannone in cui trasportarli. A quel punto si passerebbe allo smaltimento di quelli speciali e alla ricerca di siti idonei per quelli radioattivi. Costo: 5,125 mln di euro.

Altra ipotesi, sempre del comune: rimozione immediata, ma costerebbe 9,246 mln di euro e prevederebbe l’entrata in gioco del ministero e della Protezione civile, come Galletti stesso ha segnalato, parlando di “procedure di urgenza" nel caso si propenda per quest’ultima ipotesi. Resta il fatto che serve la copertura finanziaria per le operazioni e che, vista la collocazione del deposito (ad una quindicina di km dall’Ilva), diventano una priorità.

Anna Tita Gallo

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