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nac frodiSe il biologico italiano è ormai un business multimiliardario non stupisce che sia oggi disturbato da un numero sempre maggiore di frodi ai danni del consumatore, delle aziende e della Comunità europea. Al SANA 2013 è stata forte la presenza del NAC dei Carabinieri, che si occupa proprio di reprimere le frodi, ma ci sono anche modi per prevenire invece che curare.

Presenti al SANA 2013, per tutta la durata del Salone del Biologico e del Naturale, i Nuclei Antifrodi Carabinieri del Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari sono rimasti a disposizione dei visitatori per dirimere ogni dubbio possibile su etichettatura dei prodotti biologici, salubrità degli alimenti, tracciabilità dei cibi bio.

E non potevano non farlo, visti i recenti riscontri dell'operazione "Estate Sicura": violazioni per oltre 16 milioni di euro con segnalazioni all’Antitrust per pratiche commerciali ingannevoli su prodotti alimentari anche di largo consumo. Sedici milioni di frodi scoperti in una sola maxi operazione lasciano intuire le dimensioni del problema.

"I NAC dei Carabinieri hanno l'obbiettivo di tutelare il settore agroalimentare sotto diversi aspetti - dichiara a GreenBiz il Comandante del NAC di Parma, Capitano Marco Uguzzoni - Quello delle frodi comunitarie e degli illeciti finanziamenti, da una parte, e quello delle frodi agroalimentari vere e proprie dall'altro. Sotto quest'ultimo aspetto tra i nostri obbiettivi c'è anche la lotta alle frodi nel settore dell'agricoltura biologica e dei prodotti connessi a questo mondo in forte espansione che i dati in nostro possesso ci dicono essere di forte interesse anche per chi compie attività illecite".

"Nel settore zootecnia abbiamo un problema - ci spiega Tiziano Orlandi di Progeo - perché siamo costretti a importare soia e mais dai paesi esteri dato che il biologico italiano è particolarmente sviluppato in zone non vocate a queste produzioni. Rinunciare alle importazioni dall'estero sarà difficile: sulla soia anche per la zootecnia tradizionale siamo dipendenti perché il nostro territorio non si presta a questa produzione. Quello che stiamo cercando di fare è di lavorare a 360 gradi cercando delle alternative alla soia, lavorare su progetti e filiere vegetali come quella di favino, piselli, ceci, tutti quei legumi che in parte possono sostituire la soia".